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mercoledì 19 marzo 2008

da Ufficiali a Dirigenti

2 pagine sul Sole di oggi dedicate alla formazione nelle Forze Armate ed al valore che possa avere quella esperienza specifica, maturata in "ambienti critici", nella successiva trasposizione in ambito civile.
ho già scritto di questi temi ed ho "confessato" come mi sono reso conto direttamente del grande cambiamento che c'è stato, e che magari è ancora in corso, all'interno delle forze armate italiane.
non siamo stati mai dei "guerrieri" nel senso "cattivo" della parola ma sicuramente siamo degli ottimi "combattenti", in particolare quando queste doti sono messe a disposizione di fini comuni positivi.
mi piace ricordare che nel mondo siamo presi a modello per la capacità di gestire operazioni di "sviluppo della pace".
la mia mini esperienza nel Battaglione San Marco, truppe italiane d'elite, mi era servita molto;
ora sto apprezzando molto la lettura di testi di organizzazione, strategia e tattica militare; bello il testo di un maggiore medico italiano degli Alpini sulla organizzazione degli interventi in situazioni di "crisi"; molto interessanti le letture di manuali di preparazione.
dalla scorsa settimana, poi, mi sto divertendo con la mia nuova PSP, ovviamente con un gioco di strategia e tattica militare.
anche in questo campo dobbiamo "rivoluzionare" il nostro modo di pensare: smettiamo di pensare alle forze armate come strumento aggressivo ed offensivo ma vediamolo come asset a disposizione per il conseguimento e mantenimento di obiettivi utili alla comunità.
qualcuno si ricorda cosa è significato l'intervento degli Alpini e delle Forze Armate nel tragico momento del terremoto del Friuli?
da piccino mi ricordo che si festeggiava con solennità la Festa delle Forze Armate, il 4 Novembre: ricominciamo a farlo con serietà! sono una grande risorsa del nostro bistrattato paese!
coachmau

martedì 19 febbraio 2008

Calma Apparente

io sono nato nel 1962, in Europa, ho sentito raccontare dai miei nonni di 2 guerre "vissute", dai miei genitori di una guerra "vissuta", ho letto delle guerre in giro per il mondo, ho vissuto al Battaglione San Marco (i marines italiani) il periodo dell'intervallo fra la prima e la seconda missione in Libano, ho visto le cannonate al confine di Fernetti all'epoca della separazione della Slovenia dalla Jugoslavia, ho visto gli aerei partire da Aviano per andare a bombardare la Serbia, ho sentito i racconti di una grande amica che andava Fiume ad assitere i profughi della guerra serbo/croata, ho vissuto più di 40 anni di "pace".
grandi guerre (nell'accezione classica) sul territorio dell'europa occidentale è dalla fine della seconda guerra mondiale che non se ne vedono.
abbiamo assistito tutti alla disgregazione del blocco orientale e alla riframmentazione dei Balcani:
la dichiarazione di indipendenza del Kosovo sarà un pericolo?
i Balcani sono sempre stati considerati come una delle "polveriere" del mondo: lì, lo scontro fra religioni, civiltà, lingue e culture è più forte!
in Pakistan l'attuale presidente perde le elezioni in un clima di guerra: quello invece ci sembra ancora un mondo lontano!
chissà se esiste anche una globalizzazione dei conflitti e se l'Europa Felix deve o non deve preoccuparsi; fino ad oggi i nostri soldati hanno pagato un prezzo (ancora, fortunamente, piccolo) nelle loro missioni globalizzate a centinaia di Km di distanza dalla loro patria.
Il Kosovo è qui vicino!
viviamo veramente in un continente pacificato ed ormai immune dagli scontri sul proprio territorio?
cose su cui pensare!
coachmau

domenica 17 febbraio 2008

marketing in momenti di crisi

sabato 16 feb 08, InnovAction, Fiera di Udine,
convegno sul Marketing,
si parla di marketing in momenti di crisi.
qualcuno cita e parte da Sun Tzu, l'Arte della Guerra,
parla molto di "conflitti" e di marketing del conflitto:
mi viene da pensare e mi collego a quanto ho sentito (e scritto) qualche settimana fa a Verona in un seminario su Forze Armate e Società Civile;
anche i soldati oggi hanno abbandonato l'idea tipica della guerra dove c'è un attaccante ed un difensore, dove c'è uno che vince e uno che perde;
la rivoluzione culturale degli eserciti dei paesi occidentali sta proprio nell'integrare una logica win win, proprio perchè è cambiata la mission: da strumenti di offesa/difesa del territorio/confine gli eserciti diventano fattori di "stabilità", creatori di pace;
le forze armate italiane, in particolare, sono molto avanti, oltre che nello spirito, anche nella capacità (il saper fare) di raggiungere questo tipo di risultati.
i requisiti per fare tutto ciò probabilmente sono simili a quelli utilizzati in tempo di guerra: capacità di previsione (intelligence), prevenzione, preparazione, allenamento, reazione all'imprevisto ma la logica che c'è dietro, secondo il mio punto di vista, cambia.
anche il marketing, nell'epoca del prosumer, deve puntare ad una logica che porta reciproci benefici, quindi che si basa non sulla logica della gestione dello scontro ma della realizzazione dell'incontro.
forse c'è bisogno di un cambio di paradigma!
per fortuna che abbiamo InnovAction a Udine.
grazie per avermi fatto riflettere.
coachmau